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Intervista a una "populista"

Abbiamo intervistato la professoressa Katia Cairo, docente di lettere, sulla governance regionale calabrese.

Perché si definisce “populista”?
Ho deciso di autodefinirmi “populista” nel senso provocatorio e, forse un po’ forzato, di espressione del popolo, diciamo meglio una nostalgica della letteratura italiana populista. Vorrei presuntuosamente, dar voce al popolo ammutolito da valanghe di rotocalchi politici e sociologici e mummificato dalle bende di partiti che si muovono, a loro volta, piacevolmente bendati. 

Le elezioni politiche hanno espresso chiaramente un’avanzata della Lega e, soprattutto, la vittoria dei cinquestelle che si confermano nettamente primo partito del Paese: come leggere, secondo lei, il dato calabrese dove i grillini hanno praticamente spazzato via il Pd e abbondantemente superato il centrodestra raggiungendo in alcuni casi percentuali vicine al 50%? 
Come un segnale di vitalità del popolo, non tutto è perduto direi, Spartaco riesce ancora a rompere le catene(?!). La Calabria ha avuto la forza di ribellarsi a quel meccanismo di sfruttamento del bisogno innescato da anni di inettitudine politico-amministrativa. E’ ovvio che se avesse avuto una situazione economico-sociale più stabile, come le regioni del Nord, avrebbe votato una ipotetica lega del Sud, ma non ne esistono le condizioni. E’ altrettanto chiaro che si sa cosa o chi si vuole eliminare, ma non si sa ancora a quali lidi si approderà. Nel voto c’è una coscienza civile e il risultato di oggi ha ingenerato in tutti speranza e timore allo stesso tempo. Certo la sicurezza di stare sulle navi, ancorate nel porto, e osservare, o ancora peggio subire il variare dei flutti è una tendenza che è stata bocciata. Su centrodestra e centrosinistra non farei analisi troppo approfondite perché è come studiare il principio dei vasi-comunicanti, se si fossero ingegnati di più sulla scelta dei canditati forse si sarebbe potuto fare un distinguo.    

Il governatore Oliverio dovrà tenere conto di questa ondata di rinnovamento e quali scenari si prospettano?
Non so quali siano le aspirazioni del governatore Oliverio. Se ritiene che la sua carriera politica sia terminata può continuare a vivacchiare, può ancora tagliare qualche nastro così da appendere gagliardetti sulla giacca e foto dietro la sua scrivania. Se invece vuole avere un peso politico alla fine della legislatura, si può giocare qualcosina con la carta del rimpasto, non ha molte chance e tanto tempo per invertire la scia del malcontento. Certo Oliverio dovrebbe considerare da dove è partito. Per ottenere l’investitura il governatore della Calabria non ha dovuto faticare, né dimostrare tanto. Archiviata le legislatura Scopelliti, di centrodestra, la legge naturale dell’alternanza dava gioco facile al centrosinistra. La vera competizione lui l’ha affrontata all’interno del partito democratico con il renziano Callipo. Ciò premesso mettiamoci pure che qualcuno ha letto, anche sulla scia del giovane Scopelliti, un rischio nella rottamazione, in più la sua fama di governatore di Provincia che ha saputo tenere i conti a posto ha fatto presa su un elettorato che ha scelto la sicurezza. Insomma ha vinto facile!  Son partita da lontano per dire che le ragioni politiche del consenso non ci sono, ma ritengo neppure quelle amministrative.    

L’azione del governo regionale calabrese di centrosinistra ha in qualche modo influito sull’esito del voto?
Chiaramente sì. Il dialogo di Oliverio con il governo centrale non è stato né idilliaco, né incisivo. Oliverio non è un renziano “puro”, come lasciavo intendere nella precedente risposta. E le politiche renziane per il Sud sono state impercepibili, quasi nulle. Il governo Renzi è stato scalzato addirittura prima di poter inaugurare la Salerno-Reggio Calabria, suo cavallo di battaglia per la nostra regione. Anche da ciò si evince come il governo targato Oliverio non abbia maturato consensi. La sua azione amministrativa è partita con la farraginosa ricerca della squadra adatta (che puntava a non scontentare rottamatori e veterani!) e poi è proseguita con l’estenuante gara a contendersi la delega alla Sanità. Perdendosi in un botta e risposta di comunicati con Scura (poi se vogliamo dirla tutta non è che la sanità calabrese si tutela avocando a sé un assessorato!). Mettiamoci pure gli screzi interni con persone di sua fiducia, si veda Guccione! L’eclisse dell’assessore De Gaetano. Non è andata meglio neppure con la giunta tecnica se si considera che un assessorato chiave come quello del Lavoro, affidato alla giovane Roccisano, è stato licenziato per insufficienza.    

Cosa ne pensa delle politiche adottate dalla giunta Oliverio in tema di infrastrutture, lavoro e turismo?
Anche in questo caso stendiamo un velo impietoso. La questione degli aeroporti è precipitata. L’atterraggio di fortuna rappresentato dalla gestione unica dei tre scali calabresi non è stata una felice idea dal momento che una società già indebitata come la Sacal non poteva assumersi l’onere di gestire addirittura tre aeroporti. Rimane attiva la “lettorina” per San Giovanni in Fiore che sembra volerci distogliere dall’aspirazione all’alta velocità su rotaia. Gli impianti di Lorica potrebbero suonare la Primavera di Vivaldi. E del porto di Gioia Tauro viene rinfrescata la memoria quando passano le notizie di cronaca. Lavoro? Non pervenuto! A parte il trasferimento del suo staff dall’Ente Provincia all’Ente Regione, con criteri di merito per la fedeltà. Ecco  ci piacerebbe sapere i soldi risparmiati con la soppressione delle partecipate come sono stati investiti? Passiamo al Turismo. La campagna è: prendete un ombrellone e piazzatelo dove c’è un pezzo di spiaggia pulita e dove il mare vi sembra limpido. Per fortuna ancora della Calabria passano vecchie immagini di repertorio sulle  spiagge di Tropea…. Questi temi sembrano lontani dalla cittadella che si erge orgogliosa e si specchia nei suoi grandi finestroni oscurati, ignorando persino i cumuli di spazzatura da cui è circondata.

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